Ginevra Tarabusi

La prigioniera del libro

 

di Alberto Corvi

 

 

Ginevra Tarabusi, classe 1996, somiglia ad una delle creature che popolano i suoi quaderni. È un’artista singolare, un’illustratrice sensibile e moderna, intimamente legata alla dimensione del libro.

Cresciuta a Pavia, Ginevra proviene da una famiglia in cui gli stimoli creativi sono all’ordine del giorno, tuttavia, la sua vena creativa non ha avuto modo di esprimersi a pieno sino a quando non si è decisa a iscriversi all’Accademia di Belle Arti. La collisione con questa nuova realtà si è dimostrata però brusca e inaspettata. La giovane studentessa ha iniziato a produrre diverse dozzine di disegni, realizzati sul dorso ruvido della carta da spolvero e più tardi sulle pagine dei tradizionali album da disegno. La sua mano percorreva il foglio e tracciava figure indecifrabili incapaci di soddisfarla. Ginevra avvertiva quella fastidiosa insofferenza che tormenta i creativi tutte le volte in cui non riescono ad esprimersi.

Risale a quel periodo il suo primo quaderno, un album consunto da un’estenuante ricerca. In questo volume l’artista concentra uno sforzo creativo disperato. Ha da poco adottato il nuovo supporto e per qualche misteriosa ragione lo adopera per ritrarre sistematicamente i colleghi del corso di Pittura. Abbozza così le loro teste con le tecniche più disparate, ad acquarello, a carboncino, con il caffè, con il bitume, addirittura con il mordente e comunque in maniera elementare e ingenua. Non può contare su una consumata esperienza alle spalle e per questa ragione il suo stile risulta ancora piuttosto primitivo, esattamente come quello di un bambino o di un folle. In effetti, potremmo ricondurre questa prima fase della Tarabusi – che chiameremo il “periodo dei ritratti” – alle produzioni dell’Art Brut o di quella Naïf. Due ambiti importanti, attorno i quali, ancora oggi, gravita involontariamente il suo lavoro.

Questo indugio, per certi aspetti spasmodico, a proposito del volto, conduce Ginevra a sperimentare in maniera originale le diverse modalità attraverso cui interpretare la realtà. In questo modo, sfogliando le prime pagine dell’album si intuisce una progressiva esasperazione del soggetto. I volti, ridotti ai minimi termini, restituiscono sempre più con maggior fatica i lineamenti del modello. Alcune rappresentazioni accarezzano addirittura l’astrattismo, dal quale però l’artista, prepotentemente affezionata alla figurazione, rifugge quasi immediatamente. Insomma, l’identità si smarrisce nella fantasia, nel capriccio deforme, in una sintesi nella quale è custodito il germe di quella straordinaria espressività della quale sono imbevuti i lavori maturi della Tarabusi. È in questa insolita galleria di ritratti che l’artista metterà a punto le caratteristiche fisionomie dei suoi personaggi grotteschi. Narici sporgenti, ciglia importanti, guance paffute e nuche calve.

 

G. Tarabusi, Ritratto di due studentesse, carboncino e acquerello | Libro Primo, 2016
G. Tarabusi, Ragazzo cinese e Modello in posa, carboncino e sanguigna | Libro Primo, 2016

 

La sequenza delirante di maschere, scandisce inoltre un crescendo drammatico che evidentemente testimonia l’intensificarsi di una crisi profonda dell’artista, improvvisamente interrotto da una pagina insolita. «Qui è accaduto qualcosa», mi ha confessato Ginevra quando ho esaminato il foglio in questione. Si tratta di una pagina annerita da un’enorme chiazza scura di acquerello e nel mezzo è squarciata, proprio come le pagine seguenti.

A questo proposito l’artista racconta: «Mi trovavo a lezione di disegno, l’insegnante esaminava i miei lavori e continuava a giudicarli poco profondi». Possiamo quindi immaginare come l’animo di Ginevra, provato dall’insuccesso dei suoi sperimenti, di fronte a quell’osservazione abbia avvertito un sussulto particolarmente violento e questa volta insopportabile. Tarabusi prosegue infatti dichiarando di essersi conseguentemente accanita sul quaderno con la propria matita, affondando addirittura la mina nella carta come se stesse «pugnalando» il proprio album.

Il risultato tuttavia non era sufficientemente intenso e l’artista ha quindi volontariamente rovesciato sul foglio martoriato una boccetta contenente dell’acqua. Il liquido ha quindi intriso la superficie e con l’aiuto del pennello, del carbonino e delle dita, Ginevra ha scavato distrattamente nel quaderno. Ecco la profondità che desiderava l’insegnante.

Sorprendentemente, questo episodio non ha comportato l’abbandono del quaderno. L’incidente ha invece innescato, contro ogni previsione, una nuova stagione creativa per Ginevra Tarabusi. Come se osservare quell’acqua torbida divorare la carta avesse comportato una rivelazione in grado di placare il suo spirito irrequieto. In un angolo di questa pagina ha riportato un appunto, un titolo sinistro ma eloquente: Lo scimmione nero chiaro scava nelle profondità.

 

G. Tarabusi, Lo scimmione nero chiaro scava nelle profondità, acquerello e carboncino su carta | Libro Primo, 2016

 

A partire da questo momento, la crisi si “riassorbe” e l’artista comincia muovere i primi passi in direzione di un linguaggio tutto suo che adopererà con incredibile coerenza, nel quale, si ravvisano forse le influenze di Amedeo Modigliani, Marc Chagall, Emanuele Luzzati e Antonio Possenti.

Nei lavori che seguono i volti vengono improvvisamente inghiottiti dal colore, disordinate campiture a carboncino, olio e gesso acrilico confondono i personaggi. Le tonalità predominanti sono il bruno, il rosso, e il grigio. I lavori di Tarabusi si caricano di un’intensità e di un’energia senza precedenti, per certi aspetti aggressiva. L’artista, spogliata della sua ingenuità, inaugura così un nuovo capitolo della sua ricerca in cui i materiali e la poesia del colore giocano un ruolo fondamentale.

Ginevra comincia ad applicare veli di colore e gesso uno sopra l’altro, ottenendo un impasto spesso. Quindi lascia che le pieghe e l’attrito delle pagine del quaderno contribuiscano a determinare l’immagine. I fogli si fanno pesanti, carichi di pigmento, talmente compatti da essere incisi con un raschietto. Accarezzandoli, ancora oggi, è inevitabile macchiarsi, percepire la materia, la sua consistenza, l’odore pungente. Sfogliare un libro di Tarabusi equivale a intraprendere un’esperienza sensoriale che ci costringe a partecipare attivamente, a immergerci nell’opera.

In questa fase, l’artista introduce i papiers collés, ritagli di carta colorata fissati al foglio e l’utilizzo del filo da cucito con cui la ragazza sutura addirittura alcune porzioni dei suoi lavori. Alle illustrazioni comincia inoltre ad associare timidamente, pensieri, rimproveri, parole che in qualche modo forniscono uno spunto con cui interpretare le immagini. I quaderni si tramutano così in veri e propri moti di coscienza, attraverso cui l’artista esprime sé stessa, i suoi timori, le frustrazioni e le insicurezze, riflettendo sulla sua condizione.

Forse per questo le nuove creazioni sembrano tradire una vena malinconica, suggerendo spesse volte un’inquietudine incomprensibile. Eppure, trovo che il fascino delle opere di Tarabusi, si debba proprio a queste due suggestioni.

 

G. Tarabusi, Senza titolo, oilbar, carboncino e gesso acrilico su carta | Libro Secondo, 2016
G. Tarabusi, San Giorgio da un dipinto di Vitale da Bologna, oilbar, gesso acrilico e acquerello su carta | Libro Secondo, 2016
G. Tarabusi, Troppo incasinato, olio, carboncino e gesso acrilico su carta | Libro Secondo, 2016
G. Tarabusi, Tratto da un vaso di fiori, oilbar, grafite e gesso acrilico su carta | Libro Secondo, 2016
G. Tarabusi, Sei la persona migliore con cui possa stare, oilbar, acquerello, grafite e gesso acrilico su carta | Libro Secondo, 2016
G. Tarabusi, Senza titolo, oilbar e gesso acrilico su carta | Libro Secondo, 2016

 

Ad ogni modo, essendosi ormai affezionata a questo formato, l’artista decide di dedicarsi ufficialmente all’illustrazione e realizza due importanti volumi La gabbianella e il gatto, tratto dal romanzo di Luis Sepúlveda (2017) e Il visconte dimezzato di Italo Calvino (2018), recentemente acquistato da una fondazione privata del Liechtenstein. A questi due seguono una serie di stampe realizzate attraverso una tecnica sperimentale chiamata gumprint che illustrano Il piccolo principe di Saint-Exupéry (2018) e un terzo volume ancora in fase di realizzazione ispirato al romanzo di Ian McEwan, intitolato L’inventore di sogni.

In conclusione, possiamo dire che Ginevra Tarabusi è un artista che abita i suoi quaderni, si mescola al colore nelle sue illustrazioni al punto che si potrebbe sospettare percorra segretamente un mondo fantastico piuttosto che il nostro. Mi piace credere che nel realizzare i suoi libri, Ginevra vi rimanga un po’ invischiata. D’altronde lo abbiamo visto, il suo è un lavoro autobiografico che ripercorre la sua crescita personale come si trattasse di un diario o di un album di ricordi, un racconto dal quale non può svincolarsi proprio perché è la favola della sua vita. Ciascuna pagina è una tappa fondamentale del suo percorso che costituisce un tutto inscindibile e non è possibile isolare una pagina senza compromettere una narrazione complessiva.

Per questa ragione forse, nonostante avverta l’esigenza di battere nuovi sentieri, Ginevra viene puntualmente ricondotta al quaderno. Il libro coincide con la sua stessa esistenza, è una fortezza incantata della quale è architetto visionario e prigioniera inconsapevole.

 

Milano, 4 Gennaio 2019

 

G. Tarabusi, Scena tratta da La gabbianella e il gatto,  oilbar e gesso acrilico su carta, 2017 | Tav. 21
G. Tarabusi, Scena tratta da La gabbianella e il gatto, oilbar e gesso acrilico 2017 | Tav. 3
G. Tarabusi, Scena tratta da La gabbianella e il gatto, oilbar, gesso acrilico e tela su carta, 2017 | Tav.  26
G. Tarabusi, Scena tratta da L’inventore di sogni, oilbar e gesso acrilico su carta, 2018 | Tav. 4
G. Tarabusi, Due particolari tratti da La gabbianella e il gatto, oilbar e gesso acrilico su carta 2017 | Tavv. 15-18
G. Tarabusi, Scena tratta da Il visconte dimezzato, oilbar e gesso acrilico su carta 2018 | Tav. 2
G. Tarabusi, Scena tratta da Il visconte dimezzato, oilbar e gesso acrilico su carta, 2018 | Tav. 24
G. Tarabusi, Due particolari tratti da L’inventore di sogni, oilbar e gesso acrilico su carta, 2018 | Tavv. 6-5
G. Tarabusi, Illustrazione tratta da L’inventore di sogni, oilbar e gesso acrilico su carta, 2018 | Tav. 12