“Romanticismo”

Un’antologia inedita

 

di Alberto Corvi

 

 

Il 26 ottobre scorso è stata inaugurata la mostra Romanticismo, organizzata negli ambienti di due prestigiose istituzioni milanesi, le Gallerie d’Italia in piazza Scala e il Museo Poldi Pezzoli, poco distante.

Qualcuno potrebbe liquidare questa mostra come una di quelle monotone rassegne stereotipate del movimento, tuttavia, avanzerebbe un giudizio affrettato e superficiale. E’ vero, a proposito del Romanticismo sono stati versati fiumi di inchiostro e certamente sono state allestite importanti retrospettive, una delle più recenti alla Tate Britain di Londra, inaugurata nel 2011 (Romantics). La verità però, è che queste mostre approfondivano esclusivamente i contributi stranieri, trascurando le esperienze italiane. Da qui l’urgenza di riscattare il Romanticismo italiano attraverso un percorso antologico in grado di restituire i portati più significativi del movimento nel nostro paese. Un’impresa nella quale si è cimentato con successo il curatore Fernando Mazzocca, uno dei massimi esperti a proposito della cultura neoclassica e romantica.

Si tratta di una mostra completa e suggestiva, articolata attraverso diciassette sezioni, dodici distribuite alle Gallerie e cinque al Poldi Pezzoli. In questo modo, a ciascuna delle tematiche affrontate dal movimento è stato possibile dedicare un approfondimento esemplare. Dal tema dell’infinito alla poetica del Sublime, dalla pittura di storia a quella di genere, dal paesaggio al notturno e dal ritratto alla fortuna dei Promessi Sposi. Tuttavia, nel caso del Poldi Pezzoli, non prevedendo il museo sufficienti spazi da destinare alle mostre temporanee, è stato necessario riconvertire alcune salette del palazzo. Una soluzione che ha inevitabilmente scomposto in maniera confusionaria l’ultima parte dell’allestimento. In questo modo, se alle Gallerie d’Italia il percorso risulta comodo e intuitivo, una volta raggiunta la sede vicina, fatta eccezione per le stanze al piano terra, la visita alla mostra prosegue a singhiozzo, interrotta occasionalmente dai grandi maestri del Rinascimento, dai crocefissi medievali e da qualche stipo intarsiato. Non che questo genere di lavori si discosti necessariamente dal clima romantico, tuttavia credo che la soluzione indebolisca l’efficacia del discorso. Peraltro in un momento in cui l’attenzione del visitatore, giunto al termine della visita e reduce dalle Gallerie, vacilla per la stanchezza.

Interessante è invece la scelta delle opere. Per questa rassegna infatti, sono stati selezionati con cura lavori di artisti poco conosciuti come Giuseppe Pietro Bagetti, Salvatore Fregola, Ippolito Caffi e molti altri. Dedicando addirittura una sezione particolare alla fascinosa Scuola di Posillipo. Insomma, un mosaico incantato di capolavori struggenti che gettano nuova luce sul contesto italiano di primo Ottocento, ricostruendo quel passaggio fondamentale dell’arte peninsulare che dai linguaggi tardo-neoclassici conduce alle esperienze dei Macchiaioli, alla Scapigliatura e quindi al Divisionismo. Non mancano però pennelli celebri che ci raccontano del panorama internazionale. Si osservino a questo proposito gli esempi di Caspar David Friedrich e William Turner dei quali si è coraggiosamente scelto di proporre due opere poco note.

Alcune note dolenti riguardano gli aspetti tecnici dell’allestimento, a proposito dei quali è opportuno spendere alcune parole. Gli apparati informativi in effetti, benché esaustivi e compilati in maniera opportuna, risultano talvolta in ombra o collocati in posizioni scomode. L’illuminazione invece, presso le Gallerie è inappuntabile, non si riscontrano riflessi fastidiosi e nemmeno spot abbaglianti. La situazione tuttavia, è differente al Poldi Pezzoli, dove i riverberi sono copiosi e insopportabili. La tonalità con cui si è scelto di tinteggiare le pareti della mostra, infine, per quanto suggestiva e in linea con i principi della moderna museografia straniera, incupisce gli ambienti e altera la percezione dei colori. Questo soprattutto nel secondo museo, dove la tinta risulta ancora più carica e squillante. Insomma, nel complesso un allestimento piuttosto tradizionale, privo di soluzioni particolarmente rilevanti e sfortunatamente poco partecipativo.

Nonostante questo, trovo si tratti comunque di una felice occasione per lasciarsi coinvolgere dalle favole, dalle rievocazioni e dagli scorci che hanno stregato le generazioni di un’epoca lontana e accompagnato l’Italia all’Unità.

 

Milano, 30 Dicembre 2018

 

Allestimento della mostra Romanticismo. Milano, Gallerie d’Italia, 2018/2019 | Sez. I.XI

 

Ippolito Caffi, Eclisse di sole alle Fondamenta Nuove, 1842, olio su tela. Collezione privata.

 

Gonsalvo Carelli, Cave de’ Tirreni, 1857, olio su tela. Collezione privata.

 

Allestimento della mostra Romanticismo. Milano, Gallerie d’Italia, 2018/2019 | Sez. I.XVI

 

Pietro Tenerani, Psiche abbandonata, 1816, marmo. Collezione Matarazzo di Licosa.

 

Giacinto Gigante, Napoli vista dalla Canocchia, 1844, olio su tela. Collezione privata.

 

Allestimento della mostra Romanticismo. Milano, Museo Poldi Pezzoli, 2018/2019 | Sez. II.I

 

Allestimento della mostra Romanticismo. Milano, Museo Poldi Pezzoli, 2018/2019 | Sez. II.IV

 

Alessandro Puttinati, Paolo e Virginia, 1844 marmo. Padova. Collezione privata.