Stefania Lelio

Costellazioni di segni

 

Di Alberto Corvi

 

 

Stefania Lelio, in arte Lilo, nasce a Milano nel 1991. Il suo percorso di studi è accidentato. Ultimato il liceo, frequenta dapprima la facoltà di Matematica, e quindi quella di Lettere moderne, abbandonando entrambe al secondo anno.

A partire dal 2011 si dedica quindi ad occupazioni saltuarie, si stabilisce in un immobile occupato e riceve dal suo compagno una vecchia Lettera 32 della Olivetti, recuperata lungo il ciglio della strada. Questo preciso ritrovamento avrebbe presto determinato il suo futuro professionale.

L’anno seguente, Stefania decide finalmente di iscriversi, e portare a termine, un corso di pittura presso la Scuola di Arte Applicata del Castello Sforzesco. Un’iniziativa motivata dal suo antico desiderio di acquisire gli strumenti necessari con i quali dedicarsi ad una ricerca creativa seria e approfondita. I primi esperimenti tuttavia, a detta dell’artista, risultano «tremende imitazioni delle opere di Escher», soggetti dichiaratamente ispirati al mondo della matematica e all’immaginario surrealista.

Nel 2015 la ragazza si improvvisa invece curatrice e decide di inaugurare, assieme a Martino Saccani, lo Spazio Galileo, ricavato all’interno degli ambienti del Leoncavallo. Un luogo espositivo che raccoglie periodicamente lavori di giovani creativi e che permette a Stefania di portare avanti un discorso culturale profondamente stimolante.

Nel novembre dello stesso anno, la ragazza produrrà il suo primo disegno analogico in occasione del compleanno del padre. Lilo sta armeggiando ai fornelli, è assorta nelle sue fantasie, quando si concentra improvvisamente su di un oggetto familiare. È la vecchia macchina da scrivere recuperata dal suo ragazzo qualche anno prima. Chissà se quel marchingegno funziona ancora… Perché non scoprirlo realizzando un insolito biglietto per il festeggiato?

Così Stefania abbandona il cucinotto e si posiziona davanti al macchinario, inserisce un biglietto di carta, blocca il carrello e, senza pensarci due volte, preme distrattamente un carattere. Il martelletto scocca un colpo e l’inchiostro bagna immediatamente il supporto. La ragazza esita un momento e quindi prosegue picchiettando chiassosamente sulla tastiera e ruotando occasionalmente il foglio. Ovviamente non vuole adoperare quella macchina in maniera tradizionale e procede quindi sfruttandola come uno strumento di disegno. Il primo tentativo è un alberello piuttosto semplice ma verosimile. Nulla di straordinario, tuttavia segnerà il principio di una fortunata stagione creativa.

Il debutto della nuova Lilo avviene in occasione della fiera Alter Bej, organizzata nel 2015 presso il cavalcavia Bussa di Milano. Inizialmente, però, i suoi soggetti sono ancora prevalentemente figurativi. Si tratta infatti di oggetti stilizzati, piccoli centri urbani, boschetti e imbarcazioni che, in un primo momento, non godono di molta fortuna. La tipologia di carta invece, inizia a variare sin dal principio. Interessata alle qualità dei materiali, Stefania si diverte infatti a sperimentare carte giapponesi, da spolvero e fogli colorati.

Con la parentesi degli Aletr Bej Lilo inaugura così il suo “periodo itinerante”, durante il quale si sposterà continuamente assieme al proprio banchetto, producendo disegni proprio innanzi agli occhi affascinati dei curiosi. Un particolare che conquisterà immediatamente il pubblico che prenderà a sistemarsi alle spalle di Stefania, impaziente di osservare le figure prendere forma. Dapprima, infatti, sul foglio si addensa un groviglio di segni piuttosto confuso che solo in un secondo momento acquista progressivamente le sembianze di un oggetto. Per modulare i chiaroscuri, l’artista sovrappone più o meno battute, ottenendo effetti sfumati. Senza contare che, molto presto, comincia a introdurre addirittura il colore, disordinate macchie ad acquerello e fiches irregolari, firmando i suoi lavori con il nome per esteso.

Tuttavia si tratta ancora di una fase transitoria, nella quale l’artista produce essenzialmente per vendere, per fare cassa, e questo la scontenta terribilmente. Vuole sganciarsi dalle dinamiche commerciali per approdare ad un linguaggio che davvero la rappresenti. Ed è in questo momento che l’artista si avvicina, con tutta probabilità influenzata dal compagno e dagli stimoli del corso di Lettere, all’Arte Concettuale. Nel 2016, infatti, la ragazza produce l’Evoluzione del Silenzio.

Si tratta della rappresentazione grafica dei sei stadi del Silenzio, una sequenza di riquadri nei quali l’artista gioca a interpretare quella precisa condizione in cui viene a mancare il suono, alla maniera di Joseph Kosuth. Il primo stadio è dunque un foglietto intonso, la totale assenza di un qualunque segnale. Il secondo è invece occupato ad un punto interrogativo ed uno esclamativo, le emozioni che tacciono in tumulto nel nostro animo. Il terzo è costituito da una manciata di punti di sospensione, il verbo in potenza, tutto quello che potremmo esprimere ma rimane taciuto. Il quarto è l’onomatopea, il suono che indica il silenzio. Il quinto è la parola, il significante, e lo stadio ultimo è il punto che conclude un pensiero, un paragrafo, una situazione.

 

Lilo, Evoluzione del Silenzio, 2016, inchiostro su carta da spolvero.

 

Va comunque considerata autentico manifesto del “periodo concettuale” di Lilo, l’opera intitolata Medio –  materiale, comporre, scomporre. Quello che vuole raccontarci l’artista con questo lavoro è che, alla stregua di un pittore, il pennello di cui dispone è la sua vecchia Olivetti, mentre la tastiera (e quindi l’alfabeto) costituisce la tavolozza con la quale realizzare il suo disegno. Pertanto compito dell’artista sarà quello di scomporre e riorganizzare il materiale che le è dato in configurazioni sempre nuove.

 

Lilo, Medio – materiale, comporre, scomporre, 2016, inchiostro su carta Fabriano.

 

È tuttavia a partire dal 2017 che Stefania matura la consapevolezza di essere un’artista a tutti gli effetti, nel momento in cui ormai la sua ricerca si è perfezionata in un linguaggio più sobrio e ordinato. Stanca e insoddisfatta, la ragazza ha infatti preso a sperimentare monotoni pattern geometrici che intreccia e sovrappone liberamente, lasciando che l’astrattismo sostituisca progressivamente la figurazione.

Si tratta delle prime avvisaglie di quello che mi piace chiamare “periodo zen” o “periodo geometrico”. I disegni lasciano posto a quelle che la stessa ragazza battezza “composizioni” (il riferimento a Kandinskij, Piet Mondrian e al Costruttivismo russo è inevitabile). La superficie viene lasciata respirare, la disposizione dei segni è più rarefatta e un rigore geometrico organizza le sequenze dei caratteri in una serie di configurazioni minimal dal sapore orientale. Lungo il margine inferiore compare infine per la prima volta la sigla “Lilo”.

L’artista non libera più il foglio dal rullo per inserirlo nuovamente di sbieco o capovolto, bensì sfrutta l’interlinea, il back up, i rientri e la spaziatura per muoversi lungo la superficie. In questo modo la ragazza non riesce più ad osservare il lavoro nella sua interezza, dal momento che il foglio risulta affondato nel carrello e così la creazione dell’opera è affidata completamente al caso e alla sua precisione.

Riguardo questo nuovo linguaggio, Stefania rifiuta qualunque etichetta. Preferisce coniare per sé la definizione di Arte Analogica, dal greco ana, “al di sopra”, e logos, “discorso”. In riferimento ad un’operazione artistica che trascende il linguaggio tradizionale, privando ciascun segno del suo significato convenzionale. Le lettere vengono pertanto intese come pittogrammi assolutamente anonimi.

Nonostante questo, sarebbe un errore confondere Lilo per una comune typewriter artist. Dopotutto, dietro il suo lavoro, si cela, in ultima analisi, un’estenuante e inconsapevole ricerca di armonia. Un tentativo di fissare in equilibrio perfetto gli elementi distribuiti lungo il foglio, determinando una configurazione che risponda ad un sogno di pace e di bellezza.

 

Milano, 27 gennaio 2019

 

Lilo, Cosmo, 2016, inchiostro ed ecoline su carta Fabriano.

 

Lilo, Eleganza, 2017, inchiostro, pennarello e matita su carta da spolvero.

 

Lilo, Eclettico, 2018, inchiostro, ecoline e pennarello su carta riciclata.

 

 

Lilo, Indiobeat, 2018, inchiostro, pantone e pennarello su carta vergata.

 

Lilo, Ingresso, 2018, inchiostro, pantone e pennarello su carta riciclata.

 

Lilo, Metafisico, 2018, inchiostro e pennarello su carta da spolvero.

 


One thought on “

  1. Giovanni M. Rispondi

    che meraviglia… grazie Lilo

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